Buon ponte, vecchio mio

Filippo Cosini. Filippo. Pippo. Pippetto. Pippopelù. Pelù. Pippopelo. Matusalemme. Quanti nomi e nomignoli ti abbiamo dato in questi anni! Eri un cane “famoso” e ad Ascoli facevi sorridere tutti per via della tua corporatura strana, nata dall’incrocio accidentale di un bassotto con un cavalier king. Un meticcetto “senza onori” arrivato a casa nostra dopo la mia partenza per Bologna. Tu avevi scelto mio padre saltandogli in braccio, balzando fuori da una gabbia dove ti trovavi, ancora cucciolo, in mezzo a tanti altri trovatelli. Mio padre, a quel punto, doveva inevitabilmente portarti a casa. Col tuo carattere particolare sei stato un grande amico per i miei genitori, per nonna Rosa e per tutte le persone che ti hanno conosciuto in questi anni. Ripeto: tu hai scelto noi, non il contrario (e qualcuno lo chiama destino).

Ora che te ne sei andato, riesco finalmente a vedere con chiarezza quel vuoto che avrei dovuto prevedere avresti lasciato. Lo sapevamo, eppure non eravamo davvero consapevoli della misura reale dello spazio che avresti inciso nelle nostre vite. Nel tuo modo di essere silenzioso e, a tratti, schivo — con quel carattere deciso e territoriale che solo certi bassotti sanno avere — sei stato cura, compagnia, presenza e gioco; e hai saputo tenere sempre unito il branco, che poi era la tua, la nostra, famiglia.

Sedici anni è ben oltre l’età in cui tanti amici a quattro zampe ci lasciano ma a volte certe perdite si consumano nel modo più ingiusto che possiamo immaginare. Mi lascio consolare dal pensiero che la vita non ci metta davanti a sfide casuali, ma esattamente quelle che siamo chiamati a sostenere e affrontare per la nostra crescita, né una di più né una di meno. E il dolore non coincide soltanto con la perdita, inevitabile. Nasce anche da ciò che la perdita porta con sé: lo smarrimento che ci disorienta quando gli avvenimenti paiono incomprensibili.

Restano i ricordi di sedici anni lunghi e bellissimi, dentro i quali c’è stata tanta vita che abbiamo strappato all’abbandono e al canile, come sfortunatamente accade ancora oggi a tanti animali che vivono intere vite di solitudine ed isolamento.

Pippo che corre fino allo sfinimento in spiaggia. Pippo che si nasconde quando combina un guaio. Pippo che salta sul letto col favore delle tenebre. Pippo che si dispera quando sente il nome “Rosa” perché sa che passerà il pomeriggio dalla nonna. Pippo che scorrazza al cantiere dietro casa tra l’erba e le margherite. 

Scrivo di te e recupero qualche ricordo ma non mi viene proprio di coniugare i verbi al passato. Sei stato felice e spensierato per tutti questi anni, fregando la fine, fregando la morte, perché l’unica cosa che conta è la vita, come si vive e quanto ci si diverte. Tutto il resto è rumore di fondo.

Buon ponte, vecchio mio. E salutami nonna Rosa.

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